| Caro Mario,
le leggi purtroppo non le fanno le persone di buon senso.
Se un giorno però ciò dovesse avvenire e se quel giorno il legislatore mi chiamasse a dare dei cosigli io direi:
vogliamo davvero riordinare questo settore? Allora:
1. creiamo dei titoli professionali che non siano impossibili da raggiungere e diano davvero certezza anche ai "consumatori";
2. diamo tempo a chi voglia mettersi in ordine ed uscire dal lavoro nero;
3. ovviamente a questo punto perseguiamo il lavoro nero con fermezza e puniamo severamente tutti gli abusi;
4. togliamoci dalla testa che i titoli mercantili siano equipollenti ai titoli per il charter che è un'altra cosa;
5. diamo la sua dignità all'arte velica: un comandante di navi può non capire niente di manovre a vela...
Oggi la legge invece è stata fatta e purtroppo il legislatore non mi ha chiamato prima.
Ha fatto una legge fatta male, malissimo ma con un buon proposito contro il quale non si può insorgere: dare una professionalità a chi lavora nel settore da tanti anni e proporne una dignitosa per le generazioni che verranno è una cosa assolutamente condivisibile.
Chi potrebbe non essere d'accordo?
Ovviamente non si può proporre che per lavorare nel charter basti la patente nautica...
Il legislatore "avrebbe" anche previsto che chi dimostra di aver navigato per 3 anni ed abbia i corsi in regola possa accedere ad un esame per diventare professionista... Ma che bella cosa! E chi potrebbe non essere d'accordo?
Tutti sappiamo che chi lavora in nero fa concorenza sleale a chi dichiara le sue entrate e paga i contributi e chi se la sente di difendere un atteggiamento che danneggia un'intera categoria di lavoratori? Impossibile. Ciò che possiamo fare ora è di cercare di rendere la legge "praticabile" per chi possa dimostrare di essere davvero un marittimo del charter e poi si dovrebbero PENSARE gli esami (quelli di aspirante capitano sono una patacca) e i corsi professionali (quelli previsti sono inutili nel diporto) e tante altre cose ancora... Ma ci tocca lavorare dall'interno della legge, non più dall'esterno.
Dagli altri stati europei non c'è molto a imparare: gli inglesi, che noi amiamo molto, i titoli se li vendono, non è che abbiano tutto questo valore, tutti li preferiscono solo perché, senza i contributi, uno "Yacht Master" costa meno di un titolato italiano.
Quel che si può fare e che facciamo è dire: "onesto proposito, siamo daccordo con voi, ma mal fatta la legge. Guardate quanta gente che pure ha il titolo di conduttore ed ha mesi di navigazione si trova nei pasticci per questa legge sbagliata! Modificate la legge perché i Marittimi possano accedere ai nuovi titoli."
E qui sta il "distinguo" possiamo difendere i Marittimi, non i "civili". Chi non si è mai iscritto alla Gente di Mare, chi non ha mai fatto un corso professionale, chi non ha neppure il titolaccio di Conduttore... come lo difendi?
E' un medico? Un ingegnere? Un impiegato delle poste? Non ha mai fatto parte della Marineria, come fai a dire che occorre aiutarlo per dargli il titolo che gli consentirà di comandare una barca da charter?
Ho pubblicato per quattro anni notizie sull'imminente necessità di avere i titoli in regola, i corsi professionali, l'iscrizione alla Gente di Mare. Lo sapevo anche io, che ormai da cinque anni vivo dietro ad un computer e non navigo più. Nel sondaggio abbiamo inserito tutti i possibili titoli marittimi, partendo dal più basso, quello di Conduttore che davano gratis in cambio di un paio di marche da bollo a chi si scomodava ad andarglielo a chiedere: ne ho uno anche io, lo presi perché rilasciavo fatture: trasferimenti, skipperaggi, noleggi... ma non abbiamo inserito la voce "Nessun titolo marittimo posseduto".
A chi vuoi che interessi il parere di un medico, di un ingegnere, di un parrucchiere?
Come fai a proporre il parere di non marittimi alla attenzione del legislatore?
Come fai a pensare di recepire le opinioni di... mia zia di settan'anni...?
Spero che tu sia daccordo,
mic |