Caro Michele,
ringrazio te e l'AINUD per l'invito alla seconda giornata del Charter, permettimi di fare i miei complimenti, venendo da una lunga permanenza all'estero trovarmi di fronte ad una riunione organizzata con professionalita' e competenza a "casa mia" ovvero Roma, mi ha piacevolmente sorpreso.
La competenza dell'Avv Mazza, il taglio imprenditoriale che traspare dagli interventi del Pres. Barabino e quello tecnico della Dott.ssa Rebuffat del Ministero hanno dimostrato vitalita' e professionalita' del settore e dell'Associazione.
Quanto all' intervento del Dott Cocco ed al tuo sul marchio di qualita' sembra di proiettarsi in un futuro inimmaginabile solo qualche mese fa, cosi' come l'ipotesi di trovare un coordinamento con i marina (pochi) italiani.
Da parte mia avrei voluto intervenire sull'unico tema dal quale sono emerse lamentele e insoddisfazioni, quello relativo ai titoli e piu' in generale alla certificazione e qualificazione dei professionisti che questo settore (e non solo quello del charter ma anche dei superyacht) dovranno necessariamente trainare nei prossimi anni e che nel tuo sito trovano ampio spazio.
Mi trovavo in inghilterra pochi anni fa in concomitanza del periodo di transizione che oggi stiamo passando in Italia con qualche anno di ritardo.
Invece di rinnovare la mia patente nautica mi ritrovai a partecipare a tutti i corsi STCW 95 che stavano diventando obbligatori e mi sottoponevo di nuovo all'esame per ottenere il nuovo titolo. Il processo mi costava denaro, studio ma in cambio mi dotava di un aggiornamento professionale indiscutibile. Era chiaro , e forse andrebbe chiarito piu' decisamente in
Italia che le nuove normative STCW determinano gli Standard di Training e Certificazione per i Watchkeeper (ufficiali di navigazione che brutta traduzione!) ed essendo stabilite dall'IMO (Internatinal Maritime Organization) di cui l'Italia fa parte ed e' promotrice, sono recepite internazionalmente senza nessuna possibilita' per l'Italia ed i suoi organismi di sottrarsene. Mi astengo dai commenti in proposito posso solo dire che a mio tempo a lamentele inutili io ho preferito reagire ottemperando a quanto esse prevedevano.
Unica differenza che ho riscontrato e che purtroppo causa del nostro carattere latino ci pone ancora una volta fuori dal mercato internazionale e' che il Regno Unito che fin da Trafalgar detta legge in questo settore ha dato la facolta' al RYA ed al PYA (organismi privati che raccolgono gli istituti di formazione e le associazioni di categorie professionali ,di certificare i mesi di navigazione acquisita senza cadere nell'obbligo dei contributi assistenziali che sembra invece pendere sulla normativa italiana. Che dedurne?
Forse che un altro ambizioso progetto di Yachts.it magari con l'AMADI se riuscira a diventare associazione nazionale e non solo ligure della categoria, un progetto in cui la certificazione evitando abusi ed intrallazzi all'Italiana la puo' certificare chi (associazione di categoria) professionalemente si occupa di diporto senza coinvolgere enti predisposti
al traffico commerciale che nulla ha a che vedere con uno yachts sia pur esso un megayacht di centinaia di tonnellate di SL.
Se cosi' non sara', proprio adesso che stavamo riimmatricolando con bandiera Italiana almeno quello che costruivamo in patria, ritorneremo di colpo a consegnare nelle mani e nei registri inglesi le nostre barche, facendo felici i nostri armatori,e gabbando il nostro personale maritimo, soggetto all'impari concorrenza. Mi risuonano le parole di Michele... cosa
diremo a queste centinaia di ragazzi che si avvicinano a questa industria? che devono pagare i contributi prima ancora di esistere professionalemente?... mentre gli inglesi, australiani, neozelandesi e sudafricani maturano mesi e mesi di navigazione non "a libretto" ma di fatto con il solo ed autentico autocontrollo delle associazioni di categoria?.
A me rimane il cruccio di aver provato in prima persona che nel campo della conduzione di barche armatoriali e da charter non siamo secondi a nessuno sul mare, lo siamo solo a terra quando ci confrontiamo con leggi e regolamenti. Li si che facciamo acqua! Per il resto lasciamo condividere l'entusiasmo e l'ottimismo cosi ben espresso da Marzia nel convegno perche' credimi hai motivo di esserne orgoglioso insieme all'AINUD, la AMADI e tutti i partecipanti.
Buon vento
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